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4. Godimento a Goderdzi e Beshumi.

Aggiornamento: 4 apr 2023

Andare a Goderdzi

La strada per salire a Goderdzi, una delle quattro stazioni sciistiche della Georgia e forse la più moderna, è un'odissea - non che raggiungere le altre sia meglio - di una ventina di chilometri da Khulo.

Bene, noi siamo abituati che per fare venti chilometri ci si impieghi venti minuti, magari un po' di più. No, ci si impiega più di un'ora. La strada non solo è sterrata, ma anche solo sommariamente pulita dalla neve. Dove attraversa l'acqua si formano dei canyon sulla strada, trappole per pneumatici. Succederà anche a noi di incastrarci e servirà il traino di un fuoristrada per tirarci fuori. Si incaglia pure la polizia e tutti insieme aiutiamo a liberare il pick up a spinte.

Goderdzi si trova poco sotto l'omonimo passo, chiuso d'inverno, che collega Batumi ad Akhaktsikhe e di conseguenza la seconda città Georgiana al confine armeno, poi via verso la Via della seta. È catalogata come strada statale. Tra Khulo e Goderdzi ci sono decine di villaggi e ci vivono migliaia di persone. Il governo ha finanziato un adeguamento della strada e i lavori sono cominciati - alla base del cantiere sventola bandiera cinese - ma sono i lavori stessi a rendere la strada pessima e ancora più pericolosa.

Da quel che ho capito Goderdzi Resort è sorta dal nulla nel 2015 quando degli investitori - credo russi - hanno acquistato un gran pezzo di montagna, hanno piazzato due impianti lunghissimi e hanno costruito un albergone. Poi probabilmente hanno iniziato a vendere quel terreno diventato prezioso e ora sono state concesse decine di concessioni per costruire nuovi grossi alberghi. Sta diventando una sorta di Passo del Tonale degli anni Settanta e credo che il parallelo funzioni, visto che loro stanno vivendo ora il loro boom economico.

La tormenta di neve

Le previsioni danno neve. I tre lituani hanno deciso di acquistare il servizio taxi di Tornike per salire a sciare - lo aveva proposto anche a me, ma da solo mi sembrava costoso - e chiedo di potermi aggregare per dividere le spese. La salita, dicevamo, è stata lunga e arrivati in cima troviamo alcuni chioschi che affittano sci e snowboard. Nevica e c'è una gran nebbia.

Io non ho ancora stabilito un itinerario, decido intanto di arrivare al passo, per rimanere in una zona sicura. Salgo a zigzag in un bosco bellissimo, con una neve asciutta e sottilissima. Passo accanto a delle casette di legno, controllo il gps, cerco di tenermi tra gli alberi per avere un riferimento. Più si sale e più la tormenta si fa aggressiva. Tengo al caldo gps e batterie, so già che oggi mi terrà molta compagnia. Infatti come ci si allontana da un riferimento il whiteout - bianco sopra, bianco sotto, addio equilibrio - ti spappola il cervello. Per fortuna riesco sempre ad avere dei riferimenti certi.

Oggi non vedrò un bel panorama, tanto vale fare una bella sciata. A circa 2000 metri di quota decido di imboccare una strada pianeggiante che si dirige a un lago, a circa 10 chilometri di distanza. Accanto alla strada è pieno di bellissime casette in legno. Sono praticamente le loro malghette, ogni famiglia ne ha una, dove portare gli animali in alpeggio durante l'estate. Sì, sono qualcosa di molto simile ai masi e alle malghe.

Avanzare controvento senza vedere un granché non è facile, comincio ad accantonare l'idea di raggiungere il lago. A rendere le cose più difficili, delle enormi cornici di neve ventata, come delle onde col mare mosso, percorrono la strada. Non sempre mi accorgo di aver risalito una di queste onde e, arrivato sulla cresta, precipito alla base. Alcune sono alte anche due metri. Non temo valanghe - il pendio che sto attraversando è completamente sotto i 25º di pendenza - ma presto comunque particolare attenzione, se dovessi anche solo prendere una storta, con questa tormenta non so se ti vengono a prendere e soprattutto se ti trovano.

Percorro circa 5 chilometri di questa strada, poi non controllo il gps cinque minuti e non mi accorgo di essere sceso troppo e mi sarebbe toccato risalire. Allora mi arrendo, mi piazzo al riparo contro una casetta, mangio e ripercorro a ritroso la strada dell'andata fin quasi al passo.

A un certo punto noto un gruppo di freeriders che scende nella nebbia accanto a delle casette. Controllo il gps e sì, posso scendere anch'io di lì. Una discesa epica. Anche se non ho gli sci larghi, galleggiano sulla polvere e curvano a meraviglia in telemark tra gli alberi. Stupendo.

Arrivo alla macchina di Tornike un'ora in anticipo. "Sai che ti dico? Io scendo con gli sci!" Lui si fa una risata, ma ormai mi capisce, gli sembra una cosa fattibile.

Allora mi avvio giù per la statale innevata, ogni tanto taglio qualche tornante nei prati. Non è ripida, spesso addirittura a saliscendi, quindi passo spinta e passo alternato giù e giù, tranne alcune parti dove posso mollarla. È divertentissimo e sono contento di non rifarmela in auto.

Attraverso paesi nel momento in cui i bambini escono da scuola e con le loro mamme si avviano a piedi su per i sentieri innevati che portano alle case. Vedendomi, alcuni sorridono, alcuni salutano, altri hanno una faccia perplessa - forse i più, a dire il vero! - alcune mamme proteggono i figli come se fossi un criminale. D'altronde sono uno straniero che fa cose strane.

A metà strada, si diffonde nella valle un canto. È il muezzin che diffonde il suo richiamo alla preghiera dalla moschea. Ma il bello è che, come da noi accade con le campane dei paesi, risuona nella valle il muezzin di tutte le moschee! Vi giuro mi sono venuti i brividi, una fortissima e bellissima emozione.

Arrivato in fondo sono abbastanza provato, ma soddisfatto e divertito. Sono a casa in meno di un'ora.

Ecco a cosa servono gli sci. Un formidabile e divertente mezzo di trasporto che ti accompagna a conoscere il mondo e a fare esperienze indimenticabili.


Beshumi

Beshumi è l'antico alpeggio della vallata di Khulo, anche se si affaccia sulla valle verso Adigeni, dall'altra parte del passo. Molti edifici sono rimaste stallette, molti altri sono stati trasformati in casa per ferie. Quante analogie coi nostri masi! Beshumi infatti è perlopiù una località turistica estiva. D'inverno si può raggiungere solo con gatto delle nevi o motoslitta - non ho visto nessuno con gli sci - ed è praticamente un villaggio fantasma. Solo due guardiani rimangono l'inverno a sorvegliare. Si trova a una decina di chilometri dal passo.

È una bellissima giornata. Approfittando del passaggio coi lituani, ritorno a Goderzi, risalgo il passo ma questa volta dalla strada statale e mi avvio verso le casette di Beshumi. Non ho molto da raccontarvi, se non che per venti chilometri ho avuto pelle d'oca e lacrime agli occhi per la bellezza di quel paesaggio. Una sintonia perfetta tra boschi di latifoglie, di conifere, altipiani bianchi e casette di legno. Il vento e la neve disegnano ombreggiature favolose. In tutto il viaggio ho incontrato solo cinque persone a bordo di motoslitte con un pattino solo, che tra l'altro con la battitura dei loro cingoli mi hanno semplificato non poco la vita.

Arrivato a Beshumi mi tocca tornare indietro. Al passo Goderdzi, raggiungibile solo con gatto delle nevi o gli sci, ci sono un negozietto minuscolo e due alberghi-ristoranti aperti. Tornando mi fermo a uno più piccolo, nuovo, di legno e ben costruito e ordino un caffè armeno. La signora non me lo vuole far pagare, le lascio comunque qualcosa. Mi dice che in stagione vive li con la famiglia e ha alcune camere per gli ospiti. Lì dev'essere dura vivere, ma per un freerider in vacanza è un paradiso. A causa delle nuvole per un pelo non si vede il Mar Nero da una parte, dall'altra le montagne che fanno da confine con la Turchia. Vallate cosparse da remoti paeselli ancora tenacemente abitati. Fuori dal ristorante un bambino tutto imbaccuccato gioca con due cuccioli di cane, la nonna lo chiama dal negozietto, che non è più grande di dieci metri quadrati.

La discesa alla macchina è magia. Una neve che non ho mai visto. Dove il vento non ha agito, puoi scavare un buco soffiando. Questo deve essere l'ultimo giorno qui, non posso che andarmene con questo ricordo.

Mi trasferisco dall'estremo sud all'estremo nord, a Mestia. Lì sarà un'altra storia.









3 Comments


stefanodaldoss
Feb 06, 2023

Mitico Gabrii!!!

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mara.bridarolli
Feb 06, 2023

Ciao Gabriele.......pelle d'oca anche questo racconto.......grande emozione

Un abbraccio Mara

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Adriano Ischia
Adriano Ischia
Feb 05, 2023

oggi i tuoi ragazzi erano qui alle viote a gareggiare .

un po di invidia la avranno anche loro .

a vedere poi quelli dello skiorientiring mi sei venuto in mente


ciao alla

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Gabriele Canella

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