6. Recupero fisico e Sataplia
- Gabriele Canella
- 15 feb 2023
- Tempo di lettura: 5 min
Bene ma non benissimo


Avrei ancora un paio di giorni a disposizione da trascorrere a Mestia, per approfittare delle ultime nevicate. La sera però il senso di indigestione è qualcosa di insopportabile. La notte passa terribilmente e il mattino scelgo di rimanere tranquillo nel letto, passare in farmacia e magari fare due passi, senza sforzare e soprattutto cercando di mangiare poco e bene.
In farmacia per fortuna sanno bene l'inglese, capiscono il problema e mi dispensano alcune dosi di farmaci sfusi - il numero che basta, come dovrebbe essere logico, per non ritrovarsi cassetti pieni di farmaci scaduti a casa - con le scritte in cirillico. Per fortuna so leggerlo e capisco quale dei tre va preso tre volte al giorno.
Passeggio e al contempo cerco qualcosa di leggero da mangiare, cosa non facilissima, ma almeno smangiucchio. Il male però non passa. Farmaci, tisane, passeggiate digestive non servono a nulla. Inizio a preoccuparmi. Anche il consulto del mio medico non mi dà una grande mano.

Decido di partire l'indomani per Kutaisi, forse in città sarà più facile stare meglio, con temperature più miti e maggiori possibilità di scelta del cibo.
Il mattino alle sette mi trascino per un chilometro tutti i bagagli fino al marshrutka, ma questa volta mi va di lusso: sono da solo su un pulmino da 15 coi sedili in pelle, posso scegliermi il posto più comodo. Durante le sei ore di viaggio saremo al massimo in cinque a bordo. Anche questo autista è un pazzo furioso, soprattutto quando arriva in pianura. A un certo punto fa un sorpasso che avrebbero sanzionato anche in Formula 1, questo per superare un altro minibus, il quale ovviamente si è lanciato all'inseguimento attaccato al clacson finché il nostro pulmino non si è accostato. Ne è partita una rissa verbale piuttosto violenta, per fortuna non sono passati alle mazzate. Però mi sono fatto un bel viaggio, mangiando poco.
Arrivo in una guesthouse molto pulita e carina gestita da due ragazzi. È calda, il bagno è accogliente, mi trovo proprio bene. Passo il pomeriggio tranquillo e compro un po' di pietanze leggere e il più possibile digeribili. La giornata passa bene, la sera così così: ancora mal di pancia. Inizio a pensare di anticipare la partenza.

Sataplia
Il mattino mi sveglio piuttosto riposato. Decido di tentare un'escursione a piedi, un po' lunghetta. Mi preparo una traccia gps per raggiungere la riserva naturale di Sataplia e mi incammino. La prima parte del percorso passa nella parte alta di Kutaisi, molto carina e caratteristica.


Ad un tratto la città diventa un villaggio sparso attorno a campi, orti, pascoli e boschi. All'ultima casa una bimbetta mi saluta dicendo "bye bye" mentre un anziano - credo stia contrattando con un rivenditore ambulante e porta-a-porta di pezzi di auto - mi ferma e mi chiede dove stia andando. Provate a indovinare qual è la frase successiva?
Esatto, "ci sono lupi!".


Il paesaggio collinare è molto bello, ma la strada è a dir poco fangosa. Più volte temo di lasciare uno scarpone nella melma o di capottarmici dentro. Un po' a fatica mi alzo di quota e sento una voce. Nel pascolo, a distanza, mi sembra di scorgere un pastore al telefono con un bastone. No, è un cacciatore. Poco importa, proseguo. Dopo poco mi sento osservato. Ci sono due cacciatori appostati che imbracciano il fucile. Sono felice di aver tolto l'impermeabile mimetico e di essere vestito giallo e arancio fosforescente. Mi urlano qualcosa, io rispondo indicando la strada e chiedendo "Sataplia?" Annuiscono.


Aumento il passo e comincio a vedere una passerella sospesa in cima alla collina. È sicuramente il punto panoramico di Sataplia. La terra e le rocce sotto i miei piedi sono di varie sfumature di rosso, di verde, di ocra e di nero, risultato di qualche avvenimento chimico - geologico interessante. Poco prima di raggiungere il parco mi si para davanti un cane a difesa di un gruppetto di mucche. Abbaia rabbiosamente ma è evidentemente impaurito. Gli lancio dei crackers per arruffianarmelo, ma il risultato è che si avvicinano le mucche per mangiarli, e il cane si incazza il doppio. Riesco finalmente a lanciargliene uno, che in mezzo secondo sparisce. Ricomincia ad abbaiare ma a questo punto passo senza mai dargli le spalle, lui indietreggia impaurito e arrivederci. Solo le mucche sembrano tristi di non ricevere più crackers.


All'ingresso un ragazzo mi invita a prendere parte alla visita guidata insieme a due ragazzi georgiani e una famiglia russa, pago il biglietto ed entro. La guida ci accompagna a un capannone e ci dice "Qui ci sono le impronte dei dinosauri, poi proseguite, attraversate il bosco e arrivate alla grotta." Dopo queste illuminanti spiegazioni ci abbandona, proseguiamo da soli. L'edificio è ben tenuto, si cammina su una passerella di ferro. Sulle pareti sono rappresentati dei dinosauri e sulle rocce sottostanti si vedono ben distinguibili le piste di vari dinosauri. Sono forse le migliori piste di dinosauri che abbia mai visto, forse perché tenute al coperto e rese ben distinguibili con un gioco di luci.



Leggerò poi su un pannello che sono visibili le piste di 37 specie diverse di dinosauro, notevole! Usciti dal capannone il percorso prosegue in un bosco di querce e tassi endemici, molto scenografico, ma ogni tanto spunta qualche ricostruzione dei dinosauri più famosi, credo nemmeno uno dei proprietari delle impronte appena viste. Raggiungiamo un salto di roccia molto suggestivo, all'entrata della grotta, dove ritroviamo la guida. Se non ho capito male dalle spiegazioni, Sataplia prende il nome dalla parola miele, perché tra quelle rocce gli abitanti andavano a raccogliere il miele delle api selvatiche. Ci invita a entrare e poi proseguire fino al punto panoramico e all'uscita.


La grotta è molto bella, al di sotto scorre un ruscello, ma siamo poche decine di metri sotto il punto più alto della collina! È affascinante pensare a tutto il sistema naturale di circolazione dell'acqua nel sottosuolo. Siamo praticamente dentro alla sorgente. Arriviamo in un salone dove l'acqua cade copiosa dall'alto in un punto preciso, dove un'enorme stalattite e una stalagmite stanno cercando di avvicinarsi per sempre. L'unica cosa che non capisco delle grotte georgiane - ne ho viste altre in passato - è il perché utilizzino luci colorate. Il colore del calcare è così bello. Mah.


Si ritorna con la testa sotto il cielo proprio accanto alla doccia d'acqua. Intorno c'è un bosco che profuma di primavera. Dove il sole accarezza meglio, il sottobosco è ricoperto di primule e ciclamini. Proseguo sul sentiero fino al punto panoramico. L'attrazione è composta da un edificio architettonicamente molto particolare ma chiuso e spoglio, quasi trasandato, e una passerella sospesa sul dirupo. Entrambi fatti di vetro e cemento.


Non riesco a esprimere un giudizio su questa opera. Tutte le costruzioni così impattanti visivamente poste in mezzo al nulla per "valorizzare" mi fanno un po' storcere il naso, ma tutto va contestualizzato. Ciò su cui non ho dubbi è la bellezza del panorama. Oltre la piana di Kutaisi si sollevano dolci i monti di Bakhmaro, dall'altro lato il Caucaso settentrionale si impone severo oltre le colline.




Smangiucchio qualcosa e decido di tornare dalla strada asfaltata, un po' più lunga, ma non mi aspetto tanto traffico. Infatti non incontro praticamente nessuna auto per chilometri, solo qualche maiale e qualche cane. Una delle poche auto che passano si ferma - a bordo una coppia di anziani - per offrire un passaggio. Io dico di no, grazie, loro insistono. Quando dico "ia liubliu guliat" - amo passeggiare - chiudono la portiera e mi mandano in malora. Attraverso diversi villaggi sulle colline e di colpo mi ritrovo tra palazzoni sovietici.


Eccomi di nuovo a Kutaisi. Un cane obeso da far schifo mi segue per qualche isolato in cambio di un sorriso e un "ciao bel ciccione!"
Sto meglio dei giorni passati, spero di rimettermi, ho accettato l'invito ad aggregarmi per una gita di due giorni con dei ragazzi di Tbilisi conosciuti su Instagram.













Ciao Gabriele......sono contenta che stai meglio .....mi mancavano i tuoi racconti......
Un abbraccio Mara