Bianca Val de la Mare
- Gabriele Canella
- 22 dic 2023
- Tempo di lettura: 2 min

Non è una passeggiata, d'inverno. Va messo in preventivo il ghiaccio ma potrebbero pure esserci cumuli di neve ventata, dei cornicioni che annullano la morfologia del terreno sottostante, per creare nuove forme e nuovi ostacoli.
Questo sempre che si sia riusciti a salire in auto fino al parcheggio di Malga Prabon. Da Cogolo si invoca la protezione dei santi per affrontare la stradina disseminata di pietre e frammenti di ghiaccio, esplosi a seguito dei numerosi e costanti crolli dalle rocce soprastanti. Non si tratta di certo di un avvicinamento sereno.
La temperatura gradevole può essere un trabocchetto e può far cedere il ghiaccio o il manto nevoso, perciò è indispensabile la massima attenzione.
Mi trovo oltre i duemila metri, non soffia un filo d'aria, le nocciolaie svolazzano tra cirmoli e larici emettendo suoni diversissimi. Rimango in silenzio. D'un tratto due maschi di camoscio mi sfrecciano accanto col pelo sul dorso rizzato. Questa è la loro stagione degli accoppiamenti, le rincorse sfrenate tra contendenti sono un rituale affascinante, soprattutto pensando alla durezza del periodo. Il clima è ostile ma questi animali si sono specializzati per sopravvivere e riprodursi in queste condizioni.
Salgo verso il Careser, raggiungo i duemila e quattrocento metri di quota. Sento smuovere della neve. Con mia grande sorpresa due cervi maschi stanno cercando qualcosa da mangiare dove il sole picchia più forte, ai piedi delle rocce.
Mi alzo ancora di un altro po' e mi accuccio in un pianoro ad osservare l'imponenza che c'è attorno. Il Vioz e la Pala della Donzella si mostrano in abito da festa con tutta la loro eleganza. Sanno farsi ammirare, sono dei provocatori. Una sorta di erotismo fatto di seduzione del bianco sulle ombre e vice versa.
Qui mi sono fermato a fotografare una danza a rallentatore di contrasti.







Dopo un saluto alla luna torno a valle. Le catenelle dei ramponcini tintinnano nella neve e scrocchiano sul ghiaccio. La mia discesa è rapida ma non meno attenta allo spettacolo.
Nel gioco seduttivo delle ombre si inseriscono anche gli alberi. Pini cembri, larici, abeti rossi. Le giornate sono corte, il sole rimane basso e ride con malizia.



Mi prendo uno spavento quando alle mie spalle sento uno schianto sordo. Sono le lunghe candele di ghiaccio che, indebolite dalla temperatura, si lasciano cadere sulle rocce.
Devo decisamente fare attenzione, i ghiaccioli di dimensioni considerevoli mi circondano sulle alte pareti a gradoni, nascoste tra i cirmoli.
Sbircio e a lunghi passi ritorno al punto di partenza. Gratitudine.


Ne approfitto per augurare BUONE FESTE E UN PROPOSITIVO, SERENO ANNO NUOVO.
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