Circeo, Monti Lepini e Gaeta
- Gabriele Canella
- 20 feb
- Tempo di lettura: 3 min
Il treno che attraversa mezza Italia, fino alla Capitale, ricorda - anche a chi ha lo sguardo perso nel proprio riflesso nel vetro - quanto sono rilassanti certi paesaggi della Penisola.
Lasciate le rotaie, solo un lungo rettilineo nella Piana Pontina e improvvisamente alcuni stretti tornanti ci separano dal borgo di Sermoneta.

Per noi del Nord è un paese sconosciuto, nel Lazio è celebre per la sua storia e soprattutto per non aver perso le sembianze medievali, arroccato sui monti affacciati sulla pianura e rivolti al mare. Prima di passeggiare tra i vicoli ci concediamo il ristoro del sole nel Giardino degli Aranci, un grazioso parco cosparso di agrumi dolcissimi in questo periodo.

Incamminati, l'allegria arriva subito con i primi incontri coi paesani, desiderosi di farci assaggiare i prodotti e l'atmosfera del borgo. Non si può non acquistare qualche dolcetto al forno, prima di addentrarci nel cuore di Sermoneta. Qualche abitante ancora resiste dove la comodità inviterebbe ad andarsene, in particolare quando per raggiungere casa bisogna inerpicarsi su per scalinate a cui la modernità non è più abituata.

Da un borgo sui monti a un borgo sul mare. Gaeta, terra laziale ma con un'anima campana. Arriviamo al tramonto, luce perfetta nel golfo. Le stanze sono accoglienti, la cucina è speciale.

L'indomani servono gli scarponcini. Il sentiero all'ombra dei lecci e di qualche sughera dorata non lascia immaginare quello che ci aspetta più tardi. Intanto incontriamo tracce di cinghiale e fatte di lupo, preda e predatore che frequentano il Parco Nazionale del Circeo. Il dislivello da superare non è molto e la lunghezza prevista non intimorisce. Quando il sentiero comincia ad affacciarsi sul mare il passo rallenta drasticamente. La roccia nel fitto della macchia mediterranea costringe all'attenzione, all'aiuto delle mani. Qualche arbusto più robusto diventa appiglio. Pare di essere circondati dal mare, ma è un'illusione. Venerata dai romani come l'isola dimora della Maga Circe, in realtà il Circeo è un promontorio che spicca all'orizzonte da ogni angolo della Piana, circondato da mare, boschi e laghi.
L'attenzione che bisogna prestare elimina la percezione dello scorrere del tempo. Siamo disabituati all'impegno. Raggiungere il Picco di Circe è fuori dalla nostra portata, ma la soddisfazione di aver affrontato un percorso così tortuoso ci fa dimenticare la rinuncia.

Non sembra affatto l'inizio di febbraio. Le rocce si crogiolano al sole e restituiscono il tepore. Si avanza in maniche corte. Almeno finché non si ritorna al fresco delle querce. Le Mura Ciclopiche ci ricordano la potenza delle civiltà del passato.

Ma non ne abbiamo abbastanza. Vogliamo vedere il tramonto a Gaeta, dall'alto. Scalino dopo scalino raggiungiamo le batterie fortificate sul Monte Orlando, giusto in tempo per vedere il sole immergersi dietro alle Isole Ponziane. I colori sono indescrivibili. Ma non è finita. Imbocchiamo la stradina che con una moltitudine di tornantini scende verso la Gaeta medievale. Il panorama delle fortezze arroccate sulla scogliera, al crepuscolo, è sublime.
La giornata è stata lunga, ma ancora un'ottima cena ci dà ristoro.



Poi arriva il giorno dell'escursione più impegnativa, il dislivello è notevole ma è ben distribuito. Saliamo sulla Semprevisa, la montagna più elevata dei Monti Lepini. Querce, poi faggi, poi praterie dove pascolano indisturbati cavalli inselvatichiti. Con il loro pelo folto non sembrano agitarsi nemmeno quando le nuvole, spinte dal mare crescono fino ad abbracciarci nel gelo. Ma raggiungiamo la cima in tempo. Verso est il panorama sembra non finire mai. Si vedono i monti che fanno da spina dorsale allo Stivale, verso il Parco Nazionale Lazio, Abruzzo e Molise ma persino il Matese e il Terminillo. Il freddo e la nebbia ci invitano ad abbassarci di quota, protetti dai faggi che verso nord sono protetti a loro volta dalla cresta. Il ritorno è lungo, è vero, ma siamo soddisfatti.




L'ultimo giorno è per salutare i Lepini, si visita il sito archeologico a Norma, con una giovane e brillante guida che ci mostra di cosa erano capaci gli antichi romani. In lontananza il Circeo sfida la foschia e mostra la propria imponenza.
Dopo questi giorni così lontani dal caos, la stazione Termini risulta fastidiosa e di un altro mondo. Mentre le luci si smorzano fino a sparire fuori dal finestrino del treno, scorrono i ricordi di poche ma ricche giornate, in buona compagnia.


Se sei interessato a camminare con me su questi sentieri contattami e dai un'occhiata alla sezione Le mie proposte.
Comments