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Crepe

La neve è sporca. Avrei dovuto aspettarmelo, dopotutto. Durante l'inverno venti di maestrale si sono lasciati incanalare più volte giù nella valle e si erano dati da fare per scuotere larici, abeti e cirmoli. Un metodo perfetto per fare pulizia dei rami secchi. Come se non fosse bastato, pure lo scirocco ha fatto visita alle Alpi in molte occasioni, portandosi con sé polveri dei deserti africani. Dove non hanno sporcato i rami, le pigne e la polvere, si sono date da fare le valanghe di fondo per far diventare la neve marrone o nera.

Sono partito con l'idea di ripulirmi di pensieri pesanti scivolando con gli sci da escursionismo sul candore della neve. La neve ha un effetto benefico sulla mia mente. I movimenti dello sci escursionismo hanno un effetto benefico sul mio corpo. Spero di avvistare qualche animale o almeno qualche impronta. Pochi giorni fa qui mio padre ha avuto la fortuna di incrociare la pista di un orso. Ma è sporca, la neve.



Ora ho due opzioni: o rassegnarmi o analizzare la questione. Mentre avanzo con gli sci sul miscuglio di neve, rametti, pigne, terra, pietre, erba e sabbia del deserto, decido di analizzare la situazione dello sporco della neve. In fondo rassegnarsi significherebbe tornare immediatamente indietro e lagnarmi di essermi svegliato presto per niente. Sono appena partito, la neve è sporca, ma non potrà essere così per sempre. E anche rimanesse sporca fino alla fine che importa? Io nemmeno ho pianificato il giro, non ho una meta. Avrei comunque qualcosa da raccontare. Che la neve è sporca. Analizzando più in profondità, mi ricordo che oggi è il Primo Maggio e di certo non posso sputare sopra alla fortuna di poter indossare gli sci direttamente al parcheggio a millesettecento metri di quota. Non si può fare un bilancio prima di aver finito, figuriamoci appena partito. Aspetto di arrivare al ciglio della diga per formulare una nuova considerazione sulla neve.



Certo non avevo considerato che la diga d'inverno è vuota. Si è svuotata lentamente negli ultimi mesi e il ghiaccio che si è formato sulla superficie del lago lentamente è stato posato sul fondale man mano che si prosciugava. Ma il ghiaccio, ricoperto di neve, adagiandosi si spezza e si crepa.



Il ghiaccio è crepato. Il pensiero della neve sporca è ormai qualcosa di lontano, un fatto destinato ad andare nel dimenticatoio, almeno finché non dovrò tornare indietro. In questo momento la mia mente è focalizzata sul fatto che il ghiaccio è crepato e il lago è prosciugato. Mentre lo realizzo, i fedeli sci mi stanno già portando verso quelle crepe affacciate su un fondale che ricorda film ambientati su pianeti invivibili. Mi inchino per affrontare qualche curva in telemark. Ad ogni piegamento il mio sguardo cade tra le crepe nel ghiaccio. Pulito. Il ghiaccio è crepato, ma è pulito. Ovviamente la parte limpida è sotto, sopra la neve in effetti è ancora sporca.




Sono crepe bellissime. Sono troppo geometriche per essersi formate in modo casuale. Ovviamente si sono formate in modo casuale, ma quanta geometria c'è in un cristallo di ghiaccio? Gli sci cavalcano i dossi e scavalcano le crepe, saltano oltre le fessure e sibilano al contatto col ghiaccio in fusione. Devo vederle da più vicino, sci portatemi più vicino.

Passo alternato, poi mi metto pancia a terra. Ora è tutto più chiaro. Le crepe sono rotture, violente spaccature, ma da qui mi pare di scorgere un'armonia, un equilibrio. Sul fondo ciottoli, argilla, legni abbandonati dall'acqua da tempo. Grazie a quelle crepe riescono a vedere la luce, prima di rimanere sommersi quando la diga verrà nuovamente riempita.








Gli sci scalpitano, vogliono andare oltre. Mi tocca dar loro ragione, non posso rimanere tutto il giorno a fissare le crepe. Non so ancora dove andremo, ma andremo oltre. Saliremo in alto, io e gli sci, in alto come non abbiamo mai fatto. Mi porteranno ad avvistare camosci, a zigzagare tra boschi, a rischiare un po' per godermi la discesa tra le risate. Quando torneremo indietro non ci faremo caso, non faremo caso alle crepe e non faremo caso alla neve sporca. Tornerò a casa ricordando tutto e ringraziando di non essermi rassegnato subito.





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Gabriele Canella

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