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2. Primi giorni in Ajara, prima sciata in Georgia

Aggiornamento: 4 apr 2023

Marshrutka

Sapevo che i viaggi in marshrutka non mi avrebbero deluso. Anche nelle mie precedenti esperienze in questo paese, il tipico pulmino che connette le varie cittadine della Georgia è stato uno dei picchi di ansia e divertimento al tempo stesso. Si tratta di pulmini privati che hanno una concessione statale per servire come taxi collettivo una specifica tratta, con orari più o meno stabiliti e con tanto di servizio corriere espresso. In genere sono modificati per trasportare più persone possibile, vanno a velocità sostenuta e non hanno fermate definite, si fermano dove serve. È il mezzo di trasporto più economico, ho fatto 250 chilometri in 7 ore con 6 euro. Credo si possa prenotare il posto o avvisare della fermata con una telefonata.

Ebbene, questo viaggio in marshrutka è stato epico. Non tanto sulla tratta Kutaisi - Batumi, quanto sulla linea Batumi - Khulo. Sì perché per salire in montagna bisogna attraversare la ipercaotica capitale della regione autonoma dell'Ajara, principale località di mare della Georgia. Ci vuole un'ora solo per attraversare Batumi e raccogliere gran parte dei passeggeri (arriviamo a 21 sul pullmino da 15) dopodiché si imbocca la tortuosa strada che sale in una valle stretta e scoscesa.

Sono spiaccicato tra due signorotti piuttosto alti e abbondanti, lo spazio che ho a disposizione per i piedi è di un paio di centimetri più corto delle scarpe. Sarà un lungo viaggio. Cento chilometri di strada devastata da frane e caduta di massi, in lunghi tratti sterrata e infangata. Come sempre l'autista mostra quanto spinge il motore del Mercedes Sprinter. Gli pneumatici arrivano direttamente dal magazzino abbandonato della Pirelli. Le sospensioni chiedono pietà a fine viaggio. Tuttavia la guida degli autisti è sicura e decisa.

Manca una mezz'ora circa di viaggio per raggiungere Khulo, quando troviamo la strada interrotta dalla polizia. La strada è chiusa per frana. L'autista già lo sa e senza nemmeno pensarci imbocca la stradina sulla sinistra. Follia pura. Una strada stretta, ripida, sterrata e fangosa sale con tornanti aggressivi. Dall'altro lato continuano ad arrivare macchine e pullmini che avevano intrapreso la medesima deviazione dal senso opposto. Fa delle partenze in salita da brivido, affronta i tornanti come un rugbista, si attacca al clacson e fa spostare tutti. Ad un tratto la strada si fa in leggera discesa, ma è sul bordo di una cengia con sotto uno strapiombo di circa 400 metri. Ovviamente incontriamo macchine e pullmini proprio lì. Nessuno vuole andare sul bordo, per di più le auto che salgono slittano. I passeggeri non sembrano più troppo calmi, in più mi fa malissimo la coscia per la posizione scomoda. A forza di tentativi riusciamo a passare, ma ci vuole un'altra ora da paura per raggiungere Khulo. Non c'è neve.

In Khulo al mondo

Non che mi aspettassi di trovarla, si trova a 900 metri. Però poco più in alto si trovano le zone più nevose della Georgia e anche un resort con impianti sciistici moderni. Ho prenotato una guest house economica poco più avanti di Khulo, in una posizione che ritengo strategica per fare un tour di 3 giorni con gli sci. Ho scelto di non salire al Resort, Goderdzi, innanzitutto perché non è il mio tipo di soggiorno e poi perché i costi sono quelli di un 3 stelle italiano. Mi sono detto: dalla guest house prendo un taxi condiviso e salgo un po' dove mi pare. Avevo pensato male. I taxi condivisi non ci sono, se non quelli di certe compagnie che chiedono anche 50€ a tratta, per fare 20 chilometri.

Dove c'è la guest house neve non ce n'è. Si trova in fondo a una valle stretta dove non arriva mai mai il sole. Il gestore è un ragazzo circa della mia età e parla bene, in quanto responsabile dell'ufficio turismo del comune. Conosco la sorella, un poco più giovane che parla solo georgiano, i due figlioletti di uno e due anni e i genitori. La mamma è una cuoca eccezionale. La prima sera ci tiene a specificare che tutto quello che stavo mangiando era frutto del suo lavoro: le munge le tre mucche, tiene l'orto coltiva il grano e inforna il proprio pane. Lei parla sia un po' di russo sia un po' di tedesco. È anche insegnante di storia nella scuola del villaggio. Che villaggio non è perché le altre poche case distano almeno 300 metri una dall'altra. Questa è l'unica raggiungibile in auto. La casa è semplice e lo spazio per gli ospiti ben arredato. Un po' fredda, ma comprensibile. Unico piccolo problema è che un filo d'acqua arriva in bagno solo se lascio il rubinetto costantemente aperto. Ma in fondo avevo intenzione di dormire in tenda, quindi di che mi lamento?

C'è un piccolo scoglio. Quando chiedo al proprietario come posso raggiunge una tal zona, lui mi risponde che no, in quella zona da solo non ci vado. Allora chiedo il motivo. I lupi e poi non si sa mai cosa può succedere, risponde. Io allora gli spiego che non ho particolare timore dei lupi, piuttosto dei cacciatori e che so quello che faccio, e che sono prudente, e che mi sono preparato...e niente. "Ti faccio una proposta" mi dice. Mi spiega sulla mappa. In pratica vuole farmi passare vicino ai paesi e alle case. Gli faccio notare che è una zona assolata, io preferivo in ombra. Irremovibile, ma dallo sguardo era sinceramente preoccupato. Non ho forzato, ci siamo dati appuntamento l'indomani alle 9, dopo una colazione a base di khachapuri - una sorta di pizza ripiena di formaggio - e tè bollente.

La prima uscita

Il proprietario della guesthouse - Tornike - andando al lavoro mi accompagna a Kedlebi, un'area abitata dove c'è pure una manovia. Non c'è molta neve, ma siamo a 1200 metri circa e si riesce comunque a sciare. La vista sulla vallata è sublime e i raggi del sole faticano a bucare la foschia, la luce è molto bella. Mi avvio su una stradina che collega varie case, la neve non è stata tolta, ci si arriva solo a piedi. Man mano che proseguo, noto che alcune abitazioni hanno il fuoco acceso, ma si raggiungono solo con una ripida e lunga camminata sfondando nella neve.

Sul gps noto la possibilità di salire in alto verso dei pratoni ben innevati. Quando mi imbatto in una pista di un branco di lupi, le parole del proprietario mi risuonano nella mente come il grillo parlante a Pinocchio. Cerco allora un'altra direzione e poi mi butto giù a telemark nella neve polverosa. Ad un tratto sento dei cani abbaiare, mi sembrano vicini. Osservando a distanza vedo un cacciatore con fucile in spalla che guarda col binocolo nella mia direzione. Da quel che so, in Georgia, ex Unione Sovietica, non se la pendono se entri in una proprietà privata. Continuo a scendere e vedo che i cani, rabbiosi, corrono verso di me abbaiando. Il cacciatore non li richiama. Allora giro le punte degli sci sulla massima pendenza e mi lancio in discesa. Raggiungo un villaggio e giro un po' a caso dove trovo neve.

Un anziano mi nota, mi urla qualcosa e mi fa segno di avvicinarmi. In russo gli dico che sono italiano e parlo poco russo. Niente, mi borbotta qualcosa in georgiano. "Italia!" Niente, non ci capiamo. Allora faccio l'ultimo estremo tentativo. "Adriano Celentano!" Il gesto di risposta è traducibile con un "ma va' in malora"! Mi allontano.

Poche case più avanti, un altro anziano mi vede passare fuori casa. Gli dico che parlo russo "niemnocka" - un pochettino - e mi fa segno di entrare in casa. Si presenta - si chiama Kako - mi fa sedere su un divano nel soggiorno dove ci sono un tavolino basso, due divani, una stufa in ghisa molto calda. Due signore sono sedute su un divano, un'altra - Tamara, moglie di Kako - rigira le patate in una casseruola sulla stufa. Stanno chiacchierando e guardando la televisione. Poco dopo le donne mangiano un po' di patate, pane e formaggio, chiedono alcune cose di me, e due salutano e se ne vanno. In quel momento entra una bambina - Sali - di sei anni, nipote di Kako e Tamara. Nel frattempo Kako si è rollato e fumato tre o quattro sigarette. Tempo venti minuti dal mio arrivo, trovo il tavolino apparecchiato.

Ci sono khinkhali, patate arrostite con peperoni e pepe, una minestra di formaggio, farina e patate. E poi chacha - un alcolico simile alla grappa - e tè.

Tutto il tavolino è per me e Kako, che continua riempire il bicchiere e propone brindisi alla gioventù, all'Italia, ad Adriano Celentano, a me, alla famiglia. Riusciamo a chiacchierare un po' in russo, grazie anche a Google traduttore. Si crea una bella atmosfera, un po' è l'alcool un po' è la sincera ospitalità. Arriva anche un'amichetta di Sali. Mi dicono che in quella specie di paese ci sono due scuole, una per i grandi e una per i piccoli. Si raggiungono solo a piedi nella neve e mi dicono che di solito arriva a 2 metri.

Chiedo loro se possiamo fare una foto per ricordo, acconsentono, poi con le lacrime agli occhi ci salutiamo, devo proseguire.

Sono emozionato e pure un po' provato dall'alcool. Proseguendo mi cappotto nella neve un po' di volte. Mi siedo a pensare e a osservare il panorama. Finché c'è neve scio ancora, poi sono costretto a proseguire a piedi, fino al punto in cui Tornike sarebbe venuto a prendermi.

Subito una giornata spettacolare, una discreta sciata, una meravigliosa escursione.



1 Comment


Dell'Eva Giancarlo
Dell'Eva Giancarlo
Feb 02, 2023

Ho letto con piacere. L’avventura mi piace…ti seguo stando comodamente a letto…ed ora m’addormento.

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Gabriele Canella

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