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Scoprire scivolando

Aggiornamento: 26 dic 2024

Il furgone oscillava e sibilava. Dovetti riaccenderlo e parcheggiarlo allineato alla direzione del vento. Le raffiche sollevavano e scagliavano la neve sui finestrini. Dietro al muretto vento e neve disegnavano dei mulinelli che andavano a sfumare verso il basso. Non era di certo una situazione che invogliava a uscire, calzare gli sci e tentare di affrontare quella potenza gelida. Tuttavia avevo guidato per diversi chilometri per raggiungere quel posto e comunque le previsioni annunciavano vento da nord est, quindi sarei potuto scendere nel vallone e aggirare la spalla di un monte per trovarmi al riparo. Decisi di tentare, lasciarmi guidare dall'intuito e dai segnali - accumuli di neve, oscillazione degli alberi, lastroni - per scegliere l'itinerario migliore, più prudente.



La neve pungente mi sferzava le gambe, il cappuccio della giacca antivento scuoteva come una bandiera ancorata su una croce di vetta. Mi diressi verso sud ovest, in maniera da avere il vento alle spalle - almeno all'andata una spinta l'avrei avuta - e dopo pochi minuti, raggiunto un bivio della strada forestale, mi fermai qualche istante. Decisi di imboccare una stradina che non avevo mai percorso, verso una valle di cui avevo solo sentito parlare da mio padre. Estrassi il GPS dalla tasca, studiai la mappa. La direzione sarebbe stata ottimale per togliermi dal vento. La neve era soffice e asciutta e la prima parte di discesa mi consentì di ballare qualche curva in telemark. Effettivamente qui il vento si era ridimensionato fino alle sembianze di un alito.


Osservando i monti, osservai l'opaco sollevarsi di neve dalle vette. Chissà dove saranno finiti tutti quei minuscoli cristalli. La strada spianò. Qualcuno era passato con le ciaspole, probabilmente il giorno precedente, così mi trovai la pista battuta. Gli sci correvano a passo alternato, tranne dove era possibile lasciarli scivolare, sulle brevi discese.

Man mano la stradina diventò sempre più stretta, fin quasi a perdersi. Anche le impronte del ciaspolatore non erano più individuabili, soprattutto sotto gli abeti rossi.



Dovetti estrarre nuovamente il dispositivo GPS per individuare il percorso del sentiero e farmi largo tra la neve che lì - non me lo sarei aspettato - era piacevolmente profonda.

Il fitto del bosco, metro dopo metro, lasciava immaginare poco su cosa si sarebbe trovato dopo le curve o i dossi. Quindi mai mi sarei aspettato di trovarmi su uno stretto ponticello che scavalcava un rivo. Nonostante l'ambiente circostante evocasse il gelo, l'acqua del rivo non era ghiacciata, salvo nei punti meno profondi e dove rallentava fino a fermarsi. Fermarsi probabilmente fino a primavera.




Il ruscello pareva una sinfonia di microscopiche percussioni. Ci scivolavo accanto, solo qualche arbusto di ontano verde mascherato dal gelo talvolta mi privava della vista sull'acqua. In alcuni punti il rivolo si allargava fino a diventare un laghetto o una pozza, lo faceva per far specchiare le piante che si sporgevano su di lui.

Mi fermai di frequente, era un'attrazione troppo forte.





Dalla mappa risultava che ormai mancassero solo poche centinaia di metri alla fine del sentiero. Mi domandavo perché mai sarebbe dovuto finire un sentiero. Sciando, distratto dallo specchio liquido che avevo accanto, non mi ero accorto della risposta: la montagna si impennava severa di fronte a me, oltre gli ultimi alberi ad alto fusto. La neve sventata offuscava la visuale sulle cime, potevo solo immaginarle.


Scoprii la meta del sentiero. Un luogo prezioso da custodire con cura. Mi fermai a lungo per guardarmi intorno, finché la condensa del sudore sulla schiena non cominciò a farmi rabbrividire. Il ritorno sarebbe dovuto essere rapido, visto che avrei percorso a ritroso le mie tracce. Invece mi accorsi che quell'itinerario - come poi tutti, fateci caso - aveva molto da offrire anche percorrendolo nella direzione opposta.



La gratitudine mi accompagnò sugli sci fino al ritorno. Per tutto l'ultimo tratto il vento frontale gonfiava il cappuccio come una vela. Chinai la testa e spinsi forte con i bastoncini. Si era formato un cornicione di neve davanti al furgone, dove poche ore prima la neve precipitava con moti a spirale. L'adrenalina della scoperta, abbinata all'endorfina stimolata dal gesto tecnico, mi rese pimpante tutto il giorno, nonostante il grigiore del cielo.





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Gabriele Canella

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